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Mi sveglio carico e con le spalle un po’ indolenzite, pronto a godermi la seconda parte del viaggio (se non hai ancora letto la prima parte del viaggio in moto, clicca qui).

Villanueva del Conde, sperduto paesino nella provincia di Salamanca, a molti KM d’altezza e con solo 162 abitanti, il mattino ha l’oro in bocca. O questo sembra credere il simpatico contadino che alle 6e3o punta il suo pesante trattore sulla ripida salita che porta alla strada statale più vicina, unica via d’uscita dal paesino. Il punto più ripido è, ovviamente, giusto sotto la mia finestra e il suo motore con troppi-pochi-cavalli fa fatica e rumore. Volevo svegliarmi presto quindi sorrido a denti stretti mentre lo saluto dalla finestra.

La seconda tappa potrebbe sembrare più lineare a prima vista ma, credetemi, non è affatto così. Attraversare il Parque de las Batuecas già di per se è sufficientemente impegnativo – date un’occhiata alla mappa qua sotto (anche qui, se preferite)

La sera prima il simpatico ristoratore mi aveva detto, quasi sfidandomi,  che c’era un posto ancora più alto di La Alberca e molto più spettacolare: el Santuario de la Peña de Francia. Mi aveva pure indicato il posto esatto ma di notte non si vedeva un granché; la mattina invece, appena sveglio, guardando nella stessa direzione capivo esattamente perché l’uomo sorrideva quando diceva “alto”:

RutaMoto_MadridAlberca_160725-56

Perfetto, pensai, curve e altezza sono quello che serve per svegliarmi. Colazione e partenza.

Il Santuario fu costruito laddove, secondo la leggenda, fu ritrovata un’immagine della Vergine ed è ad oggi gestito da frati dominicani; le prime testimonianze della sua esistenza risalgono al 1.200 DC. Vanta numerosi record, fra tutti il fatto che si tratta del santuario mariano più alto al mondo. Posso immaginare che tutto questo, unito alla difficoltà spettacolarità delle curve possa spaventare ma, credetemi, essere su quella cima non solo merita infinitamente ma è stata anche una delle esperienze più belle che io abbia mai vissuto fino ad ora.

Accedervi è facile visto che non ci sono molte opzioni. Da Villanueva del Conde si prende la SA-220 e poi la SA-201, fino ad arrivare in cima, a 1.783metri d’altezza. Se fatto all’alba vi assicuro che è un percorso mozzafiato, davvero vi farà venire la pelle d’oca.
Una volta in cima si rimane stupefatti dalla semplicità delle strutture: un santuario, una antica hospederìa  e un convento separato, oltre ad un (deludente, ahimè) ripetitore di una qualche azienda telefonica.  Essendo ancora presto mi ritrovo completamente solo e la sensazione di grandezza e libertà è ancora più grande, non si sente e vede nessuno, solo qualche rapace che sorvola la zona (ho pensato a un certo punto stesse aspettando che mi accasciassi per terra :/ ) e qualche capra di montagna che passa in lontananza. Vi lascio dare un’occhiata ad alcuni dei panorami incredibili che si possono godere da lassù.

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Da quello spiazzo dove si parcheggiano auto e moto, si accede poi al Santuario vero e proprio che, giusto di fronte, ha la antica hospederia, oggi un hotel 3* aperto solo in estate. Anche la piazza davanti alla cappella dedicata alla Vergine è molto particolare ed offre alcuni squarci davvero meritevoli. Fa un po’ impressione pensare che in questo stesso posto, durante l’inquisizione vennero fatte numerose esecuzioni.
Nella foto della hospederia si può vedere la grande catena appesa sulla porta che indica in quel luogo dormì la famiglia reale.

Nella chiesa si trova un interessante dedica al pellegrino (ultima fotografia a destra), una delle tante poesie scritte in onore al santuario e alla Vergine. Effettivamente si tratta di un posto a dir poco ispiratore.

Anche se a malincuore, non ci resta che scendere lungo la stessa SA-201 e dirigerci nuovamente verso La Alberca che questa volta oltrepassiamo per addentrarci ancor di più nel Parque de las Batuecas, in realtà una scusa per divertirci con le tortuosissime curve che lo contraddistinguono. Attraversiamo così la famosa zona de Las Hurdes.

La strada provinciale CC-167 ci accompagna fino a fuori dalla riserva naturale, nel piccolo pueblo di Las Mestas, dove per la seconda volta, prendo un caffè e un pan tumaca serviti da una cameriera che, a quanto pare, la notte prima ha lavorato fino alle 5 del mattino (le prominenti borse sotto gli occhi sembrano confermarlo).
Proseguendo sulla stessa strada percorriamo il limite tra la regione di Extremadura Castilla Leòn, lasciandoci alle spalle la cittadina di Riomalo de Abajo e arrivando sino Sotoserrano. 

Il sole comincia ad essere alto nel cielo e la temperatura aumenta. Indeciso se arrivare in serata a Madrid o arrivare ad ora di pranzo, mi affretto e spingo sull’acceleratore nella speranza di non soccombere ai 40 gradi madrileñi. La prossima destinazione, dopo un centinaio di KM, è Barco de Avila, una città dichiarata patrimonio artistico culturale dal Ministero della Cultura spagnolo grazie soprattutto al Castillo de Valdecorneja (s.XII) e a quel che resta della sua muraglia.

Rimangono molti kilometri e poche forze, così complice anche la giornata più calda, mi dirigo verso El Tiemblo, percorrendo la N-510, poi prendendo la AV-P-507 ed infine la N-403, strade scelte ad essere sincero un po’ a caso, a seconda di quanto mi ispirassero ad ogni incrocio. A El Tiemblo, ai piedi della Sierra de Gredos, mi fermo a pranzare approfittando del panorama offerto dal fiume e dai suoi tre laghi – ottimo cibo a prezzi stracciati, giusto quello che ci vuole dopo tanti kilometri.

La temperatura è ormai alta, troppo alta per continuare a fare strade alternative e una Madrid oramai ad un centinaio di kilometri è un’opzione invitante. Cambiando il programma iniziale che prevedeva un ritorno lungo la strada fatta all’andata (Puerto de la Cruz Verde > Escorial > Galapgar  etc.), mi dirigo dritto a Madrid facendo la M-501. Mi accolgono temperature desertiche che rendono quest’ultima tratta una delle più pesanti del viaggio.
Ecco, se posso consigliare qualcosa, evitate di rientrare a Madrid tra le 14 e le 18 – le alte temperature rendono l’asfalto e la guida insopportabili.

Concluso il viaggio, mi godo con piacere le foto scattate, preparo il post e mi ripeto che, senza dubbio, devo ripetere quanto prima. Magari, chissà, puntando alle Asturie e a Los Picos de Europa.

Alla prossima.

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Se credo sia inappropriato vantare i vantaggi del viaggiare, mi sento quasi in dovere di farlo per quel che riguarda il viaggio su due ruote. Viaggiare in moto infatti da un senso di libertà che poche altre cose danno e, come disse un autore anonimo, bisognebbe ricordare che se è vero che quattro ruote muovono il corpo, due ruote muovono l’anima 🙂

Voglio raccontare l’ultima delle mie piccole avventure, il viaggio Madrid – La Alberca che consiglio vivamente a qualsiasi motociclista che si trovi in Spagna. Sono 800KM divertentissimi e pieni di curve ma che, como tali, possono facilmente risultare stancanti per cui è necessaria un po’ di preparazione.

Innanzitutto presento la mia fotogenica compagna di viaggio: una Suzuki Bandit GSF 650, nera, per l’occasione arricchita con tutto l’occorrente per il viaggio.

In quanto al percorso, be’, ha la circolarità delle migliori avventure con una prima tappa, Madrid – La Alberca, che potete vedere di seguito e una seconda tappa che ho (spero) ben pensato di pubblicare in un secondo post (RUFFFWEAR Ruffwear Front Range AllDay Adventure Harness for Dogs). Il tutto da fare, come minimo, in 2 giorni.

Se vi è più comodo, potete vedere Ruffwear cani coperta MT. Bachelor Pad Granite G , diverse dimensioni, NUOVO.

Partenza da Madrid, il più presto possibile per evitare le caldissime ore mattutine. Dopo aver superato Las Rozas, Galapagar e El Escorial, percorrete la M-505 sino ad arrivare senza fatica a San Lorenzo del Escorial, una cittadina che merita una sosta visto che ha un bellissimo Monasterio, anche residenza della famiglia reale, e una Basilica che oltretutto è il luogo di sepoltura dei Re spagnoli.

RutaMoto_MadridAlberca_160724-5  

Assicurandoci di lasciare San Lorenzo dell’Escorial percorrendo la piccola strada che costeggia lo stesso monastero, cominciamo una tragitto divertentissimo e frequentatissimo dai motociclisti spagnoli, el Puerto de la Cruz Verde. Le curve sono assicurate, vi serviranno come riscaldamento per ciò che ci aspetta in questa prima tappa. Alla fine del puerto c’è lo storico Asador Guillermo Cruz Verde che, vedere la foto per credere, è un posto molto frequentato da motociclisti.

Continuate sulla M-505 fino ad entrare nella provincia di Avila, dove raggiungerete presto il paese di Navas del Marquès. Se è vero che ci sono un paio di monumenti interessanti nello stesso  paesino (il Castillo de Magalia -costruito nel XVI secolo dal primo marchese di Las Navas e il Convento de Santo Domingo y San Pablo, fondati nel 1545- che con la mia solita fortuna ho trovato chiusi!), la cosa che più merita è senza dubbio – tenetevi forte! – la torre di Eiffel. Ebbene sì, se vi inoltrate nella zona residenziale di Ciudad Ducal, a qualche centinaio di metri da Las Navas, troverete il Mirador Eiffel, costruito dallo stesso architetto della ben più famosa torre di Parigi.

Ci lasciamo alle spalle Las Navas, così come Tornadizos de Avila, e completiamo il nostro tragitto sulla CL-505, una carrettera che se inizialmente ci sorprenderà con le numerose curve, ci regalerà poi alcuni rettilinei che ci permetteranno di far riposare un po’ il motore della nostra moto. Oltretutto, potremo fermarci a fare qualche foto al desolante paesaggio iberico.

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Arriviamo sino ad Avila, capoluogo di provincia e città dall’impressionante ricchezza architettonica che raggiunge il suo apice nell’ancora intatta muraglia che ne delimita il perimetro, el recinto amurallado mejor conservado del mundo (Avila fu dichiarata patrimonio dell’umanità nel 1985).

Se abbiamo tempo a disposizione – dovremmo averlo se ci siamo comportati bene – vale la pena visitare la città  (io ho fatto un giro “veloce” di un paio d’ore visto che si avvicinava l’ora di pranzo e mi ero promesso di fermarmi in qualche paesino sperduto a mangiare!), assicurandoci di non perdere soprattutto il Museo, la Basilica e la Plaza Mayor. Se volete invece vedere la città dallo stesso punto da cui ho scattato la fotografia che vedete sopra, dirigetevi a Los Cuatros Postes, poco fuori città (1h a piedi, 10min in moto), fortunatamente nella stessa direzione che prenderemo per proseguire il nostro viaggio.

Ricominciamo il nostro viaggio sull’AV-110 lasciandoci alle spalle le cittadine di Martiherrero, Chamartìn, Muñico e Cabezas del Villar, sino ad arrivare a Alaraz, nostra prossima tappa. Lungo tutto questo percorso non sorprendetevi se la sensazione é di star attraversando una terra di nessuno; giuro non aver incrociato un auto o una moto per vari kilometri, avendo avuto più di una volta la sensazione di aver sbagliato strada. Era effettivamente come se nessuno vivesse in quelle terre (complice anche la giornata particolarmente calda e l’avvicinarsi dell’ora di pranzo/siesta, sacrosanta in terra iberica).
Ad Alaraz decido di fermarmi e pranzare. Nella piazza centrale del paese, dinanzi l’unica chiesa, tutti gli uomini sono riuniti a guardare il Moto GP. Se in parte è stato difficile reggere quella dozzina di sguardi incuriositi e un po’ infastiditi (ovviamente, avevo rotto il silenzio di un pueblo di 200 anime!), d’altra parte è inopinabile che nel vedere una moto molti di loro si siano animati e lanciati in una discussione da bar su cilindrata, potenza e prestazioni. Per quanto mi riguarda, bibita e pinchos per soli 6 euro: affare fatto. Il tutto  tra l’altro includendo la compagnia di un simpatico 90enne che ha deciso di raccontarmi la sua vita (andava in moto 50 anni prima lui, portava polli e uova da un paese all’altro lui…e faceva sempre freddo…tanto freddo….troppo freddo…) – un monologo di quasi 1 ora.

Da Alaraz continuiamo verso Alba de Tormes e scendiamo lungo, appunto, il fiume Tormes, costeggiando tutti i paesini che dallo stesso fiume prendono il nome: Sieteiglesias de Tormes Salvatierra de Tormes, solo per citarne alcuni. Dopo una brevissima tratta sulla E-803 che lasciamo quasi subito, ci fermiamo a fotografare qualche bel ponte o qualche scorcio particolare offertoci da uno dei numerosi embalses (pantani).

Da qui, prendiamo l’autostrada A66 che usiamo per guadagnare qualche km in velocità; la lasciamo quasi subito all’altezza di Guijuelo, cominciando la SA-214 che lentamente ci fará prendere quota, avvicinandoci sempre di più alla nostra meta, la Sierra de Francia, e soprattutto a La Alberca. 

Cristobal, ai piedi della sierra, decido di prendere un caffé in un desolatissimo bar gestito da un tizio dall’aria poco raccomandabile; quando chiedo qualcosa da mangiare, mi guarda con aria schifata e lascia scivolare sul bancone una merendina confezionata, ammaccata e rammollita dal caldo. Gli sorrido ma lui non ricambia. Mi chiedo se ci sia un nesso tra la simpatia del tizio e la desolazione che regna in questo bar.

Continuiamo a salire percorrendo la SA-220, godendoci l’aria fresca di quei 1200/1300 metri. All’altezza di Miranda del Castañar svolto a destra e mi dirigo verso Villanueva del Conde. Ebbene sí, gli ostelli a La Alberca erano tutti pieni e date le mie scarse capacità organizzative ho dovuto ripiegare su una località meno di moda 🙂

Arrivato a Villanueva verso le 7 del pomeriggio, con quasi 450KM sulle spalle  sono deciso a fare un ultimo sforzo e dopo aver lasciato tutto nell’ostello, resisto alla tentazione di cadere in un sonno profondo e mi dirigo verso La ALberca (14KM più “su”). La stanchezza va subito via non appena arrivo in questa località comprensibilmente famosa – basta vedere qualche foto per capirne subito il perché.

A La Alberca c’é tanto materiale e anche i fotografi piú disinteressati possono sbizzarirsi. Popolata tra il 1.100 e il 1.2oo DC per volontà di un nobile francese, un tal D. Raimundo de Borgoña, La Alberca si distingue per le sue case di pietra e granito con complessissimi intrecci di legno. Grazie alle sue antiche origini, La Alberca è l’unione della cultura cristiana, islamica e ebrea, difatti si legge spesso che la sua struttura urbana ricorda quella di un tipico quartiere ebreo con le sue viuzze, le strade piccolissime che si intrecciano e il suo aspetto labirintico. Su molte porte si vedono ancora delle incisioni religiose, simboli che appartengono a più di una religione.

Oltretutto (e figuratevi se mancava la parte gastronomica!), se vi piacciono i salumi, qui potrete trovare dozzine di negozi che ne vendono di tutti i tipi visto che, a La Alberca, chorizos, jamones quesos a granel sono una specialità.
Uno dei pochi rimpianti del viaggio è non aver pernottato a La Alberca. Svegliarsi e passeggiare all’alba per le vie di questa città sarebbe stato senza ombra di dubbio un’esperienza indimenticabile.

Per leggere la seconda parte del viaggio, clicca qui.

Grazie a tutti per la lettura!

Good crumbs,
Otto

Our lives become every day more complicated, a moltitude of messages keep us busy, our eyes jumping from one device to another, without intermission. I bet that everyone, at least once, thought there was simply too much going on. And we probably wondered how brilliant could be to have one simple device allowing us to access any kind of content, for any use.

Companies already identified that need and are actually striving to understand where the biggest opportunity is, to understand where exactly a user is most likely to look for that gateway, the passepartout he’s desperately looking for.
We can all assume mobile devices are the future. Cortana and Google Voice are two examples of the direction technology is taking. Vocal interaction is a big thing now but it has to be seen as the development of something else, something that is at its origin. Indeed, I personally believe search engines are still the answer- search Engines and, perhaps even more, data integration.

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I always struggle when I sing the praises of Google. Let’s confess it, its current egemony is a bit annoying. We all know that consumers are the only ones who don’t benefit from lack of competition. At the same time though, it’s fair and almost impossible not to admit that Google is always at the forefront of innovation.

It all started with the idea of a map of the entire world available to everyone at no costs. Ambitious enough, you might reasonably say. Well, Big G went well beyond that and, after mapping and uploading the whole world, it decided to do the same with  a series of other things (street view, google earth, oceans view, etc.) the list of which could be as long as the one of the company stakeholders.

Google Maps indeed always surprises me and I’m sure it does the same with the other 54% of global users who downloaded it on their smartphones, making it the most downloaded app in the world. It was pretty cool when it launched the Direction function which allowed you to get precise and almost real-time updated indication on how to get from A to B. We all used it so much that after a while it felt almost obsolete – how many times we shouted to a friend who got lost: “hey, c’mon, look for the restaurant on Google Maps!” as if it was the most normal thing in the world?

It just became part of our lives. In some cases, Google integrated data from public transports’ API. In London, for instance, Transport Of London decided to open its database up to every software developer instead of building its own closed app. The result was simply brilliant and nowadays you can get information about underground trains & buses almost in real-time.

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But there was more to come. Google launched other beta features around walking and cycling; it even added flying routes indications (Safebed DOG Biancheria da letto BALLA 10kg). As you can see from the screenshot below, Google did not just offer a very handy service, it opened its business to a completely new opportunity working exactly as an affiliate for airlines (getting a commission on users re-directed by the app) and becoming a scary competitor to eDreams, Skyscanner and Expedia.

Saki Hikari BALANCE M 5 kg

Last week I was trying to get home and, as usually, I checked directions on Google Maps. I confess I was surprised by what I found out. Everyone probably knows Sale Twinstar Nano Plus Aquarium Algae Prevent Disease Fish Sterilizer _ngcm, one of the most discussed app, loved by users and very reasonably hated by taxi-drivers (they lost a big market share when the app was launched).
Well, surprise surprise, the latest version of Google Maps integrates also UBER data. In fact, any user with the UBER app installed on his phone will see directly from Google Maps waiting times and taxi estimated costs for the selected journey; with a simple tap the user’d be able to quickly switch to the UBER app and confirm the journey. Then sit, relax and wait for UBER…what else?

Have a look at the screenshot below to get an idea of what I’m talking about.

Saluki Urn for dog’s ashes with image of a dog, Art Dog

Confirmed in November 2014 on Sanabelle Indoor per Gatti Domestici 10 Kg, this feature is quite surprising because it basically means Google is blessing one tech-focused transportation app over all others. If you’re wondering why that happened, maybe the fact that UBER belongs to Google Ventures portfolio might give you a hint? 🙂

With this move, Google has just confirmed its undiscussed supremacy, not only in terms of search engine market share – the first and most important access gate to the world wide web – but also for what concerns tech-related apps that integrate data from different sources and are simply loved by users. The reason is simple: Google understand its audience and make integration its first goal.

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Un amico, un fratello, nato a Sud come me. Mi scrive spesso, da New York dove vive da un pezzo. Mi scrive di rabbia, rancori, di speranze. Le prime tutte attribuite alla nostra bella Italia, alle sue brutture e alle sue contraddizioni; le seconde, le speranze, tutte riconducibili al suo vivere all’estero. Vivere in terra straniera, a volte sentendosi più a casa che in Italia.

Il mio amico, ‘o meridionale, è una persona che stimo, lui mi scrive “Hai letto quest’articolo?”, passandomi un link, ed io rispondo “Lo leggerò…” pur sapendo già che lo farò a malincuore. Si parla quasi sempre dell’Italia, di quella in cui siamo cresciuti e di quell’altra, quella che sembra non volerci. Leggo, poi gli rispondo spiegandogli (e ricordandomi) che la rabbia non porta da nessuna parte, bisogna essere pazienti. E soprattutto ottimisti.

 Ottimisti ‘nu cazz, uagliò. Simm’ cittadini ‘i serie B…

Pare che le ultime manovre finanziarie – lo Sblocca Italia e la legge di Stabilità – abbiano portato allo stanziamento di 4.859 milioni di euro da investire nel sistema ferroviario. Di questi, €4.799 mln saranno destinati a progetti avviati da Firenze in su; €60 mln di euro da Firenze in giu. Come precisa giustamente Il Mattino, in termini di percentuali questo si traduce nel 98.8%  a Nord, il 1.2% a Sud.

Marco Esposito de Il Mattino aggiunge:

Per l’esattezza, sommando gli stanziamenti dello Sblocca Italia e quelli della legge di stabilità, al Mezzogiorno è destinato il 19% dei nuovi finanziamenti complessivi e l’1.2% se si considerano soltanto quelli ferroviari.

Concordiamo con Marco quando, qualche riga dopo, sostiene che il 19% è oggettivamente poco, soprattutto se si tiene conto di fattori quali popolazione, territorio e problematiche. Inoltre, piccolo dettaglio!, le 8 regioni del Mezzogiorno, pur vivendo una indubbia e indiscussa crisi, pagano il 24% delle tasse, contribuendo ad ¼ della cassa comune.

In altre parole, i meridionali si potrebbero permetter da soli quel 19% di investimenti in strade e binari.

Wow, frena, frena! Che paroloni! Vista l’instabilità che contraddistingue l’Europa oggi non vorremmo ritrovarci con un meridione che vuol votare per l’indipendenza!
Un altro articolo della Repubblica Savic Dog Barrier Gate Indoor Warm GreySavic Uccelli Casa Arte 50Scaccia Animali Irrigatore Sensore Movimento Dissuasore Spaventapasseri Batterierincara la dose e trattando i tagli pianificati dalle Ferrovie dello Stato, commenta

Restano a lunga percorrenza solo due convogli notturni per Roma. In tutti gli altri casi bisogna attraversare lo Stretto portandosi dietro i bagagli.

Wow, perdonatemi la volgarità (sono sicuro che lo farete 🙂 ) ma mi sembra proprio che il nostro Paese stia seguendo l’esempio dei nostri migliori rappresentati politici e che abbia deciso così di andare a puttane! Eppure la Sicilia non è mica minorenne, anzi!, è una signorotta anziana, molto più della stessa onoratissima Repubblica Italiana. Ohibo’, un po’ di rispetto! Non è stata certo la più fedele delle compagne ma, perseverando nell’eleganza della metafora, andrebbe per lo meno pagata caro per la sua esperienza!

Invece le FS non la pensano così e potrebbero decidere di tagliari i treni che la uniscono alla penisola mentre, più su, si costrucisce la TAV. La Repubblica continua

Resteranno, infatti, solo due treni a garantire una minima continuità territoriale. Due notturni per Roma. Il resto sarà tagliato: niente Milano e di giorno ci si fermerà a Messina o Villa per attraversare lo Stretto, bagagli in mano. Questo è il piano che Ferrovie Dello Stato ha presentato lunedi 2 Febbraio ai sindacati: “Ci hanno detto che il ministero dal 23 Dicembre ha provveduto al taglio del finanziamento di 46 milioni di euro previsto per l’attraversamento dello Streetto”.

Non so quanti dei lettori hanno avuto la “fortuna” di prendere il treno da Milano/Roma alla Sicilia. Io credo di averlo fatto per circa 7 anni, quando studiavo a Roma (treno e autobus erano le opzioni più economiche). Era già un incubo allora con i treni che viaggiavano a 180 km/h fino al confine della Calabria, per poi rallentare sino a raggiungere una misera media di 90 km/h. Il viaggio diventava interminabile, aggravato dal caldo e dall’assenza pressoché costante di un decente sistema di condizionamento. I viaggiatori ci ripetevamo scosolati che sembrava di attraversare il confine e passare da un Paese all’altro, forse più bello per certi versi ma di certo molto, molto più povero.

Lo stesso taglio costringerebbe FS a ridurre l’attraversamento ai minimi termini, sopprimendo tre treni e due navi. Resterà un solo Ferry Boat […] Piano che prevede tra l’altro 102 esuberi per lavoratori a tempo indeterminato più 50 circa tra i precari, più ancora l’indotto: 500 lavoratori circa in tutta l’isola.

Nessun allarmismo! La Sicilia è del resto una delle regioni con il più alto tasso di occupazione, perché preoccuparsi per questa eventuale manciata di appena-sfornati-morti-di-fame?! 

Uagliò, hai letto gli articoli che ti ho mandato? Hai visto? Simm’ cittadini ‘i serie B…

Non so bene cosa rispondere. Credo abbia ragione. I numeri sono dalla sua parte.
Rabbia, tanta rabbia. Eppure non sono affatto sorpreso, forse perché siamo stati abituati bene. Siamo meridionali.

Good crumbs,
Otto

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Scrivere, di rado, ma di cose utili. In passato ho descritto Linkedin e quanto, a mio parere, la realizzazione di un SCARPE PER TREKKING ALTE 'EGIPT' 1061205 N. 45 verde arancio possa diventare al giorno d’oggi un aspetto cruciale della nostra presenza on-line. Il web è sì uno spazio virtuale ma attira sempre più interessi reali – non è affatto democratico come si crede e rispetta delle regole, siano esse dettate da algoritmi o legislature. Conoscerne le regole significa anche saperle usare a proprio favore.

Il mio articolo di oggi nasce un po’ da questo principio: racconta in parte la storia di due ragazzi che, stanchi di essere rapinati dalle banche per ogni singolo trasferimento di denaro all’estero, decidono di cambiare le regole del gioco. Per nostra fortuna (e gran sfiga delle Banche! 🙂 ), i due ragazzi conoscono bene le regole del web.

Come spesso accade, in principio vi era il problema, un problema cui tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo trovati a combattere. Inviare dei soldi all’estero è già un’impresa e tutto si aggrava se la valuta del Paese dove il ricevente risiede è diversa – la soluzione, la prima che viene in mente, è il bonifico estero effettuabile presso la propria banca.

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Se avete mai fatto un trasferimento all’estero, sapete che le commissioni sono abbastanza alte: la mia banca, ad esempio, chiede tra i €20 e i €30 di commissione per trasferimenti in Paesi con una valuta diversa dall’Euro. E non è tutto! Anche quando le banche pubblicizzano bassissime commissioni per offrire questo tipo di servizio, applicano in realtà una serie di commissioni nascoste, ciò che più di ogni altra cosa fa imbestialire i sostenitori di questa piccola (piccola?) rivoluzione digitale. Tristemente infatti la valuta di cambio applicata dalle banche non è mai quella reale della borsa – una differenza solo apparentemente minima, che si fa parecchio più onerosa quanto più la somma di denaro è elevata.

Una ricerca condotta da alcune aziende dimostrava che in media su ogni $1.000 trasferiti all’estero, la commissione delle banche è di circa $50. Ciò vuol dire che, nell’esempio appena fornito, ben il 5% dei nostri soldi vengono intascati dalla banca per offrire un servizio che tutto sommato non richiede loro nessuna fatica, trattandosi principalmente di processi automatizzati.

Proprio in questo contesto il trasferimento di denaro peer-to-peer è stato una piccola rivoluzione. Farò riferimento ad immagini ed esempi dell’azienda Transferwise con la quale ho già effettuato alcuni trasferimenti e della quale sono rimasto piacevolmente stupito. Il funzionamento è relativamente semplice e alla base di qualsiasi processo peer-to-peer: un primo utente fa il trasferimento utilizzando una carta di credito o trasferimento bancario, l’azienda in questione trova un utente che in un’altra parte del mondo esegue un trasferimento corrispondente ma nella valuta contraria, li associa risparmiando così ogni costo sul cambio e su ogni altra operazione, limitandosi a fare da intermediario. Costi minimi, processo gestito da un algoritmo e solo supervisionato da tecnici: velocità ed efficienza garantita.

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Dovendo trasferire dei soldi dall’Italia al Regno Unito dove vivo ormai da tempo, stanco di pagare grandi somme alla mia sempre-meno-amata banca Italiana, mi decisi a provare questo nuovo fenomeno per verificarne il reale valore.

Mi iscrissi a tre diversi siti web: Transferwise, CurrenciesDirect e HiFX. Abbandonai subito l’idea di eseguire il trasferimento con CurrenciesDirect perché, subito dopo l’iscrizione, mi venivano richiesti copia del passaporto e una prova della residenza (difficile che io abbia questi documenti sotto mano e che abbia voglia di scannerizzarli e inviarli). Inoltre, per pagamenti sotto i £500, era prevista una commissione di £10 – affatto ideale.
Non appena registrato con HiFX, mi ritrovai di fronte ad una schermata che mi diceva di aspettare che un personal banker si mettesse in contatto con me. Non è successo la sera stessa, né l’indomani (domenica). Potrebbe essere successo durante la settimana, forse in orario lavorativo, motivo per cui molto probabilmente non ho potuto rispondere e confermare la mia iscrizione.
Mi era rimasto solo Schopf ektosol FOSSIL CIPRIA concentrato 10 kg

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Transferwise è stato fondato da alcuni dei creatori di Skype, Taavet Hinrikus and Kristo Käärmann. Taavet lavorarava per Skype in Estonia, il suo stipendio era in Euro ma lui viveva a Londra; Kristo lavorava a Londra ma aveva un mutuo in Estonia da pagare mensilmente, in Euro. Piuttosto che affidarsi al cambio applicato dalle loro banche, i due amici decisero di versare mensilmente i soldi l’uno sul conto corrente dell’altro, ognuno nella rispettiva valuta. Taavet versava somme a Kristo in euro, Kristo versava a Taavet in sterline. Il primo, pionieristico, trasferimento di denaro peer-to-peer.

L’idea piacque a molti e fra i famosi investitori di Transferwise si annoverano Richard Branson, fondatore di Virgin, il fondatore di PayPal (lo stesso che investì per primo in Facebook), Betfair, Simple.com e molti altri.

Qui potete vedere un Scorpion Shears Curved for Dogs Integrity in design racconta la sua “missione”. Fare versamenti è facilissimo e il tutto si conclude in pochi semplici passi – se avete dubbi, fate pure riferimento a questo video realizzato da Scruffs Windsor Cuccia per cani TL3241 (purtroppo lo speaker ha un po’ lo stesso entusiasmo di Marzullo…).

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Uno screenshot dal sito di Transferwise dove, in real-time, è possibile vedere alcuni dei pagamenti effettuati nel mondo.

La mia esperienza? Come prima prova, ho trasferito €350 sul mio conto inglese Sabato 17 Gennaio. Il cambio della borsa al momento del trasferimento era €1 = £0.766, Transferwise ha utilizzato un cambio di £0.763, pressappoco uguale – ero a dir poco stupefatto.
La commissione, visibile e facile da capire al momento del trasferimento, è stata di £1.95. Transferwise applica una flat fee di £1 fino a £200 di trasferimento, soglie oltre la quale viene applicato uno 0.5% della somma trasferita.
A questo, ho dovuto aggiungere poco più di £1 per l’utilizzo della carta di credito (il trasferimento bancario era gratis ma volevo pagare con carta).

Il 18 Gennaio alle 14, appena 2 giorni il mio trasferimento, i soldi erano già stati ricevuti sul mio conto inglese. Questo nonostante il pagamento fosse stato fatto di Sabato e quindi un giorno festivo. Sono rimasto estremamente soddisfatto e sorpreso per la semplice genialità dell’idea dietro Transferwise. Decisamente invidiabile.
È prevista una commissione, sì, ma è infinitamente più bassa rispetto a quella applicata dalle Banche (soprattutto italiane). Inoltre, il processo è semplice e immediato. Oltrettutto Transferwise è registrato con la FCA (UK Financial Conduct Autorithy) come istituzione di pagamento autorizzata, un ulteriore motivo per cui fidarsi. Ovvio, si tratta sempre di un prodotto finanziario, non di certo di una ONG 🙂

Transferwise ha inoltre creato un processo di inviti per cui se invitati da una persona già iscritta, avrete diritto ad un trasferimento gratuito. Se voi invitate più di 3 persone che effettuano un trasferimento di più di £200, avrete guadagnato £50. Se vi è piaciuto il mio post e siete interessati, mandatemi pure il vostro indirizzo e-mail in posta privata e sarò felice di invitarvi! 😉

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Good crumbs.
Ottavio

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